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Uso di antidepressivi sulla secchezza oculare

Che cos’è l’occhio secco?

La sindrome dell’occhio secco (o Dry Eye Disease) è un disturbo oculare multifattoriale caratterizzato da un’instabilità del film lacrimale data da un’insufficiente produzione lacrimale o da un’eccessiva evaporazione della stessa. Tutto questo è scatenato da una deregolazione nella produzione della lacrima o variazioni nella sua composizione. L’occhio secco è causa di infiammazione oculare a cui si associano disturbi visivi come sensazione di un corpo estraneo, occhi rossi, bruciore oculare e visione sfuocata. È possibile distinguere due forme di secchezza oculare:

  • una forma iposecretiva caratterizzata da un’insufficiente produzione lacrimale;
  • una forma evaporativa caratterizzata da un’aumentata evaporazione della lacrima dalla superficie oculare.

La secchezza oculare è una condizione molto comune fra la popolazione per la quale molte statistiche hanno rivelato un forte aumento che avverrà nei prossimi anni. La causa di questo è da attribuirsi alla natura multifattoriale della secchezza oculare. La sindrome dell’occhio secco è dipesa, infatti, da cause di diversa natura, tra i quali emergono età, disbiosi intestinale, patologie autoimmuni e pregressa chirurgia oculare. Il COVID-19 ha inciso notevolmente sull’incidenza della secchezza oculare sulla popolazione. La pandemia ha portato un netto aumento del lavoro da remoto e con esso l’aumento dei fastidi oculari dovuti all’uso prolungato di computer, telefonini e tablet. Oltre a questo, la pandemia da COVID-19 ha portato un forte aumento dei disturbi psichici manifesti come ansia, attacchi di panico e depressione. Per molte persone è stato, dunque, necessario l’uso di farmaci capaci di stabilizzare il tono dell’umore. Tuttavia, l’aderenza ad alcune terapie farmacologiche può comportare l’insorgenza di secchezza oculare. Fra queste rientrano le terapie topiche, ad esempio i farmaci utilizzati per il trattamento del glaucoma, ma anche antidepressivi e ansiolitici assunti a livello sistemico possono influenzare l’integrità del film lacrimale. Molti degli attivi che costituiscono i farmaci, infatti, possono raggiungere dosi significative capaci di interferire con la funzionalità delle ghiandole di Meibomio, le strutture responsabili della produzione dei lipidi presenti nelle lacrime. Lo strato lipidico contenuto nel film lacrimale è importante per impermeabilizzare la lacrima, ritardandone l’evaporazione e il suo spessore può variare tra un individuo e un altro.

Cosa sono gli antidepressivi?

Gli antidepressivi rappresentano una classe di farmaci utilizzati per il trattamento dei disturbi dell’umore fra cui la depressione. Questa condizione clinica è causa di costante tristezza e affaticabilità mentale tale da indurre il paziente a rimanere inerte di fronte anche alle normali attività di vita quotidiana. La depressione si associa quindi spesso a insonnia, mal di testa, sintomi gastrointestinali e inspiegabile perdita di energia. Molti dei disturbi dell’umore, compresa la depressione, devo essere trattati attraverso l’uso farmacologico con benzodiazepine e farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina indicati con l’acronimo SSRI.

I farmaci antidepressivi incidono sulla secchezza oculare?

La sindrome dell’occhio secco indotta da trattamento con inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) ha delle caratteristiche specifiche. I principali bersagli di questi farmaci sono le cellule epiteliali della cornea alle quali questi composti si legano. Gli effetti che questi composti evocano sono la produzione di molecole infiammatorie, chiamate citochine, che inducono un ambiente infiammatorio. Recenti studi scientifici hanno evidenziato come i livelli di citochine infiammatorie siano nettamente più elevati nelle lacrime delle persone depresse. Inoltre, le persone che sono solite usare ansiolitici e antidepressivi riferiscono sintomi di secchezza oculare con più frequenza rispetto a chi non ne fa uso. L’acutizzazione delle forme di occhio secco indotta da farmaci antidepressivi porta dapprima un aumento della concentrazione di serotonina nelle lacrime e successivamente ad infiammazione a carico della superficie oculare. Non per ultimo, l’insorgenza di depressione comporta una diminuzione di lacrima considerevole. Dunque, l’uso prolungato di antidepressivi influenza marcatamente la produzione della lacrima, portando ad una condizione di occhio secco iposecretivo.

Come ridurre i sintomi di secchezza oculare?

La secchezza oculare può insorgere o essere acutizzata da terapie sistemiche con antidepressivi e ansiolitici. Questi composti, che vanno ad agire sulla quantità di lacrima prodotta, inducono la comparsa di sintomi visivi come sensazione di un corpo estraneo nell’occhio, visione sfuocata e occhi rossi. L’uso prolungato di farmaci per il trattamento dell’umore porta la superficie ad essere più secca. È, dunque, molto importante saper riconoscere questi sintomi per prevenire una condizione conclamata di secchezza oculare.

Per questi motivi, qualora il trattamento con antidepressivi debba essere continuato, è consigliato:  

  • utilizzare sostituti lacrimali durate la giornata: l’uso di antidepressivi porta ad una diminuzione nella produzione lacrimale. È quindi opportuno lubrificare continuamente i nostri occhi;
  • mantenere alta l’umidità dell’aria: farlo è fondamentale per non far evaporare troppo velocemente la lacrima dalla superficie oculare;
  • non accedere nell’uso di lenti a contatto: utilizzale per non più di sei ore al giorno. Prima, durante e dopo l’apposizione delle lenti a contatto instilla un sostituto lacrimale.

Se i sintomi di secchezza oculare persistono contattaci per prenotare una visita specifica per Occhio Secco.

FONTI

Xiaozhao Z. “ Selective serotonin reuptake inhibitors aggravate depression associated dry eye via activating the NF-kB pathway” – Jan 19 https://iovs.arvojournals.org/article.aspx?articleid=2723288#209416561

Martin Dankis ” Acute inhibitory effects of antidepressant on lacrimal gland secretion in the anesthetized rat” – Jun 21 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8185405/

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